ha i tuoi occhi se guardi lassù
Sono tornata ormai da una settimana dal mio mese sovietico, e l'ho passata principalmente a mangiare e a dormire.
Ho fatto una recollection in tranquillity.
Mosca non è una città facile. E' dura, spietata e spigolosa. Le persone sono scontrose e diffidenti e una parola gentile o un sorriso si stampano a fuoco nella testa, perchè non te le aspetti mai. Mosca non è la Piazza Rossa con i ristoranti costosi e i souvenir per turisti, è la città degradata delle periferie grigie piene di grattacieli e delle persone con sguardi disperati che ti fissano nei lunghissimi tragitti in metropolitana. E' una città che spiazza e disorienta i turisti, specialmente quelli occidentali. E' una città per molti sensi avanti anni luce, ma per la maggior parte ferma agli anni '80. E' una città che ho vissuto intensamente, faticosamente e febbrilmente con gli spostamenti da un lato all'altro della città che duravano ore, con il parlare solo in russo continuamente, odiandoli un po' questi moscoviti con i quali per un concetto più complicato non puoi esprimerti in inglese, perchè nessuno lo sa. In questo mese Mosca l'ho insultata, odiata, derisa, ho passato una notte con le convulsioni per colpa del suo vento gelido e del cibo indigeribile, eppure. Eppure mi manca prendere il sole sulla Moscova, mi mancano i poliziotti a cui dovevo fare vedere il tesserino studentesco per entrare in ostello, mi manca il sorriso sdentato del dejurnajo (una sorta di portinaio incaricato di controllare i piani, a ogni piano un dejurnaio diverso) che tentava di risolvere il cubo di rubik e ci chiedeva i nomi delle isole italiane in russo per risolvere i cruciverba. Mi manca l’atmosfera di 20 persone, ognuna con le sue piccole manie, che vivono insieme per un mese e tentano di organizzarsi le giornate. Mi manca il tragitto di 25 minuti attraverso il parco per arrivare alla metro o a qualsiasi posto con una parvenza di umanità. Mi mancano le poche persone con cui ho condiviso veramente tutto in questa vacanza, soprattutto il gruppetto “poker fino alle 4 del mattino”, i
Sono tante e troppe le cose da raccontare, e appena potrò vi linkerò le mille mila foto a testimoniare questo mese così intenso e strano.
E tornare e trovare un ragazzo che ti cucina le lasagne al pesto è qualcosa che non so bene descrivere. Ed ogni giorno è sempre più una conferma di quello che non c’è bisogno di dire. E per celebrare tutto ciò cosa c’è di meglio, subito dopo gli esami, di una settimana a Dublino e dintorni saltando la prima settimana di lezione?
Yeah.



